Wisdom of Life

Ricordo Ernesto Berti

Non esistono parole adeguate per esprimere il mistero e il  miracolo della vita. Tanto più questo discorso vale per una vita come quella di Ernesto, una persona che nelle sue azioni e nelle sue parole ha saputo onorare al meglio l’umanità dell’uomo. Ma lo ha fatto senza ostentazione, senza boria, bensì con profonda umiltà, mosso com’era dalla consapevolezza che la vita è un dono divino e che nostro compito è quello di ringraziare e di farci a nostra volta dono, dono gratuito. Non a caso, quindi, egli è stato presidente dei donatori di sangue Fratres, profondendo in questo compito tutta la sua saggezza, sapienza e umanità, affinché la cultura del dono gratuito diventasse stile di vita, il modo privilegiato per esprimere l’immagine divina impressa in noi. Ernesto era uno studioso di vaglia che ha fornito contributi fondamentali nel suo campo; era inoltre un intellettuale raffinato, armato di tutti gli strumenti necessari per comprendere il mondo e per agirvi con piena consapevolezza. Ma egli alla mente anteponeva il cuore, inteso nel senso di una spontaneità calda ma non ingenua, di una affabilità e cordialità coinvolgenti e senza preclusioni, per cui egli poteva conversare a lungo e con lo stesso piacere sia con i dotti, sia – e forse di più – con la gente comune, con una fiducia straordinaria nella parola e nella sua forza maieutica. E con fiducia nell’uomo: egli era un vero umanista. Era dotato di saggezza, frutto dell’intelligenza e dell’esperienza e, insieme, di sapienza, che è dono dell’Alto. Era uomo come tutti noi, fragile carne di Eva, ma l’ago della sua bussola puntava sempre al nord. Ma senza rigidezze. Egli, infatti, amava la vita in tutte le sue espressioni, dalla musica alla buona tavola, dalla politica allo sport, dalla cultura alta a quella popolare, tanto che a lui si attagliava perfettamente il verso di un classico del teatro latino: “Sono uomo, nulla di ciò che è umano mi è estraneo”. Amava la vita, ma la viveva con leggerezza in quanto la vedeva sub specie aeternitatis, consapevole che, come dice san Paolo, “passa la scena di questo mondo”.

Oltre alla sua inesauribile capacità di spendersi senza risparmio dovunque si trovava ad operare, Ernesto aveva un’altra dote davvero rara: la capacità di ascolto. In un mondo come quello in cui viviamo, in cui ognuno sembra chiuso nel suo ristretto ego, sordo alle voci degli altri, egli era invece orecchio attento e partecipe per chi si rivolgeva a lui, come se in quel momento esistesse, per lui, solo il suo interlocutore. Si sapeva davvero spogliare di sé per farsi, come dice san Paolo, tutto a tutti. E così ha potuto illuminare la strada di molti, sia nelle piccole che nelle grandi questioni. Era aperto a tutti, ma sapeva selezionare le amicizie. E le sue amicizie erano di quelle che durano per tutta la vita.

Da ultimo, come non poterlo ricordare come marito e come padre? In Alessandra egli aveva trovato un’alleata (amava molto questa parola) di rara forza interiore, integrità, capacità di penetrazione psichica, e con la quale ha percorso felicemente oltre mezzo secolo di vita matrimoniale. Per i figli, Sara e Massimiliano, è stato un padre insieme fermo e dolce. Li ha educati a vivere nella via del bene, estranei alle lusinghe del mondo, seguendoli sempre con attenzione e discrezione nel loro autonomo percorso di vita. E la moglie e i figli hanno saputo accompagnarlo, con totale dedizione, nel corso della sua malattia, con quella solidarietà che non è fenomeno contingente ma frutto di una lunga educazione all’amore reciproco. Un’affettuosa solidarietà dimostrata anche dai nipoti, che Ernesto tanto amava, Matteo, Tommaso, Virginia, Pietro.

Caro Ernesto, noi che ora siamo qui a ricordarti e a rimpiangerti,  vediamo ancora come in uno specchio e per enigmi. Tu che contempli Dio a faccia a faccia, prega per noi, così come noi preghiamo per te, nella Comunione dei Santi che abbraccia cielo e terra, tempo ed eternità, e che era tanto cara al tuo grande cuore.

Scritta con il cuore dall’ amico fraterno Sauro Damiani per la Fratres.   –    Pisa. 27.06.2020

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